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Edoardo Bennato

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Fratello di Eugenio e di Giorgio si accosta sin da piccolo alla musica, da un lato spinto dalla mamma, che invoglia i figli a suonare, dall'altro dal rock'n'roll, che lo influenza sin dal suo arrivo in Italia, anche grazie ai soldati americani di stanza a Napoli (in particolare il giovane Edoardo è colpito da Paul Anka, Chuck Berry e Neil Sedaka; altri influssi su Bennato sono alcuni cantanti napoletani come Renato Carosone, Aurelio Fierro e, soprattutto per il modo di cantare, Peppino Di Capri).
È proprio la mamma, comunque, che lo accompagna spesso a Roma per fare ascoltare le sue canzoni, e Vincenzo Micocci, discografico della Parade (fondata dallo stesso Micocci insieme a Carlo Rossi e Ennio Morricone), rimane colpito in particolare da una canzone, "Era solo un sogno": cerca di proporla a Bobby Solo ma, fallendo l'operazione, decide di farla incidere allo stesso Bennato. Sul retro viene inserita la canzone "Le ombre", dove Edoardo suona l'armonica, diventando così il primo cantante italiano in assoluto a suonare questo strumento; entrambe le canzoni vengono scritte per quel che riguarda il testo insieme a Alessandro Portelli, professore di letteratura angloamericana all'Università La Sapienza di Roma ed esperto musicologo.
Il disco, pubblicato nel 1966, non riscuote il successo sperato. Nel frattempo Bennato si diploma, e decide di trasferirsi a Milano per frequentare la facoltà di architettura: qui ritrova un giovane cantautore che ha già avuto modo di incontrare nei suoi soggiorni romani, Herbert Pagani, che si interessa alle musiche scritte da Bennato, scrivendo dei testi da abbinare, ed è così che nascono i successi di "Cin cin con gli occhiali" nel 1968, "Ahi le Hawai" nel 1969 e "Fuoco bianco" nel 1970, cantate da Pagani.
Il buon esito commerciale di questi dischi fa sì che la Numero Uno, la nuova casa discografica fondata da Mogol e Lucio Battisti, lo metta sotto contratto, grazie soprattutto all'intuito di Alessandro Colombini, facendogli incidere un 45 giri, "Marylou" (scritta insieme al fratello Eugenio, con testo di Mogol), con chiare influenze del rock'n'roll anni '50; la canzone sul retro, "La fine del mondo", è scritta Edoardo su un testo di Herbert Pagani.
In questo periodo Bennato scrive molte canzoni per altri autori: nel 1970 "Color cioccolata" (su testo di Mogol) per i Nuovi Angeli, e "Perché....perché ti amo" (insieme al fratello Eugenio per la musica, su testo di Mogol) per i Formula Tre, nel 1971 "Lei non è qui...non è là" per Bruno Lauzi, che scrive il testo (nel disco di Lauzi Edoardo suona l'armonica a bocca), "un uomo senza una stella" per Michele e "The village" per Bobby Solo, nel 1972 "Perché perché", presentata da Giovanna al Disco per l'estate e nel 1973 "Apri gli occhi bambina", ancora per i Nuovi Angeli.
Nel frattempo, nel 1970 esce un secondo 45 giri, contenente "1941", cover di una canzone dallo stesso titolo di Harry Nillson, scritta da Mogol e Alessandro Colombini, autore del testo del brano sul retro, "Vince sempre l'amore". L'anno dopo è la volta di "Goodbye Copenaghen" e "Marjorie", che sono le prime due canzoni ad essere scritte interamente, testo e musica, da Edoardo. L'esito commerciale di questi dischi è però scarso, e Bennato, spinto anche da Alessandro Colombini (che, a causa di alcuni screzi avuti con Mogol, ha abbandonato la Numero Uno ed è passato alla Ricordi), che si propone come suo produttore, decide di cambiare casa discografica e di passare alla Ricordi che gli dà la fiducia per la realizzazione di un intero LP.
Bennato, dopo aver trascorso qualche mese a Londra esibendosi come one man band suonando contemporaneamente oltre alla chitarra ed all'armonica anche dei tamburelli, il kazoo ed altre percussioni, torna a Milano dove incide il primo LP, Non farti cadere le braccia: si tratta di un disco ancora immaturo, dove tra canzoni oggettivamente tra le migliori scritte dal cantautore (come la stessa title track, o "Rinnegato" o "Campi Flegrei") vi sono alcuni riempitivi ("Ma quando arrivi treno" o "MM", solo strumentale, o "Tempo sprecato"); Bennato ricupera inoltre la canzone scritta insieme a Lauzi, "Lei non è qui...non è là", eseguita in versione acustica, e musica un testo scritto per lui da Patrizio Trampetti, conosciuto da Bennato tramite suo fratello, poiché entrambi sono membri della Nuova Compagnia di Canto Popolare. La canzone è "Un giorno credi", e l'episodio è citato dallo stesso Bennato in un'altra canzone del disco, "Rinnegato".
« Patrizio dice che si deve sempre dire / ad ogni costo, tutto quello che ti pare. / Gli ho detto: «Fammi un testo per una canzone», / l'ha fatto ed ora so che è pazzo da legare. »

Il disco non riscuote un gran successo di vendita (e l'edizione originale, apribile con il fiammifero in rilievo, diventa una rarità di valore nel mondo dei collezionisti), consente tuttavia a Bennato di avere alcuni passaggi radiofonici a "Per voi giovani" e a "Alto gradimento", e di iniziare ad effettuare alcuni concerti.
Il successo
La Ricordi, spinta dalle buone recensioni del disco, pubblica nel 1974, il secondo lavoro: si tratta di un concept album, intitolato I buoni e i cattivi, sulla difficoltà di capire che cosa sia veramente il bene e che cosa sia veramente il male: quelli che sembrano "i buoni" sono poi quelli che fanno i colpi di stato (Arrivano i buoni); chi diventa presidente della Repubblica sembra "un buono", ma non è detto che poi faccia effettivamente qualcosa (Uno buono, dedicata al compaesano di Bennato Giovanni Leone, diventato tre anni prima presidente); la scuola dovrebbe essere un'istituzione "buona", ma, in realtà, serve solo a rendere i giovani pronti ad accettare qualsiasi autorità (In fila per tre). Allo stesso modo, i "cattivi" non è detto che lo siano: una città che sembra andare in rovina nasconde, invece, ancora un po' di umanità (Tira a campare); una giornata nata storta si può concludere bene (Che fortuna). Alla fine i giovani non devono preoccuparsi: lascino fare a chi ne sa più di loro e che sistemerà tutto (Bravi ragazzi). La copertina esplicita i concetti del disco: vi sono infatti due carabinieri (lo stesso Bennato e Raffaele Cascone, il conduttore radiofonico al quale due anni dopo dedicherà "Venderò") ammanettati, e non si capisce chi sia il buono e chi il cattivo. Il disco riscuote un buon successo di vendite, entrando anche nelle classifiche.
Sempre nel 1974, esce un 45 giri contenente due nuove canzoni: Meno male che adesso non c'è Nerone e Parli di preghiere, di discreto successo; la prima sarà inserita nell'album successivo, "Io che non sono l'imperatore", pubblicato dalla Ricordi agli inizi del 1975, mentre la seconda resterà inedita su LP (e non verrà nemmeno inserita nelle varie compilation successive). Anche Io che non sono l'imperatore vende discretamente: tra le canzoni più trasmesse dalle varie trasmissioni radiofoniche, ci sono "Signor censore", "Feste di piazza" (con un testo scritto nuovamente da Patrizio Trampetti) e il "divertissement" di "Io per te Margherita", dove Bennato si diverte a cantare ironicamente una triste storia d'amore. La canzone "Affacciati affacciati" è registrata dal vivo durante un concerto all'Università Bocconi di Milano, ed è un attacco abbastanza esplicito alla figura del papa. La copertina raffigura sia all'esterno che all'interno la tesi di laurea di Bennato, e cioè un progetto per la realizzazione della metropolitana di Napoli che andasse a toccare anche i quartieri della periferia, e non solo quelli del centro o abitati dalla "Napoli-bene".
La torre di Babele esce nel 1976 e prosegue sulla strada dell'impegno sociale dei testi, ma con venature musicali più vicine al rock e al blues, sempre in chiave acustica, grazie anche alla presenza del chitarrista Roberto Ciotti. Il disco contiene tutti i temi della "poetica bennatiana", contro la guerra, l'arrivismo, l'arroganza, anche della propria categoria, con qualche brano che troverà sempre spazio nelle esibizioni live e nelle compilation che seguiranno. Dopo trent'anni, il disco stupisce ancora per l'attualità dei testi e la forza delle parole in essi contenute, unitamente ad uno stile musicale incisivo, a volte martellante e sempre raffinatamente acustico, molto prima che la moda dell'unplugged lo imponesse (e prima che le tecnologie di amplificazione e registrazione degli strumenti acustici ne permettessero un uso intenso).

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